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domenica, 18 giugno 2006

L'ULTIMO VALZER NELLA PRATERIA

RADIO AMERICA di Robert Altman

La parte più ingenua del popolo di Nashville si è chiusa in un teatro dove si registra uno show radiofonico, quasi a ripararsi dalle brutture del mondo esterno, a coprire il rumore delle bombe cantando. Altman ha fatto le sue battaglie e, anche se a prima vista non sembrerebbe, dall'alto dei suoi 81 anni, continua a lottare, seppure in modo più defilato e meno virulento, stavolta contro il moderno spietato anonimato di un parcheggio, buco nero che risucchia un'intera cultura popolare. La sua macchina da presa scivola di nuovo, come tanto e poco tempo fa, elegante e mobilissima, tra palco e quinte ma per una volta abbandona la consueta sferzante causticità per abbracciare serenamente un mondo che sta per lasciare la ribalta, per dare voce a chi ha ancora qualcosa da raccontare (magari a figli che prima parlano di suicidio ma poi vanno in giro con auricolare, tailleur e deleghe da firmare).

Un'America minima, di torte al rabarbaro e mandriani sempliciotti, cantata (e che si canta addosso) affettuosamente, scortata da un maldestro investigatore hard-boiled, figlio di Hammett e Chandler, del cinema noir e delle commedie di Howard Hawks, corteggiata da una misteriosa femme fatale, una lady senza falce ma con un impeccabile trench bianco. Verrà la morte e avrà gli occhi di Asfodelo.

Dolce e leggera elegia country ma anche memorie di Fitzgerald, ultimi fuochi, tenera è ancora la notte. E set filmati come fossero quadri di Hopper un attimo prima però che le sue figure escano fuori scena (splendida la fotografia di Edward Lachman). Altman riesce ad essere al tempo stesso ilare e commosso, gioioso e crepuscolare, vitale nonostante i toni da commiato, e dà misura della sua grandezza già nei bellissimi anticipatori titoli di testa. Un paesaggio rurale sullo sfondo, ronzio di frequenze radio, un dolce sfumare di suoni e di luce. Ed è subito sera.

[troppo banale pensare allo struggente "Radio Days" di Woody Allen, differente eppure analogo? e a Jessica Lange/Angelique in "All That Jazz" di Bob Fosse?]

postato da: UnoDiPassaggio alle ore 03:19 | link | commenti (6)
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lunedì, 05 giugno 2006

JANE B. PAR JANE B.

"Fictions"

Tra Francia e Inghilterra, cover prestigiose (Tom Waits, Neil Young, Kate Bush) e preziosi contributi originali (tra tutti, la chitarra di Johnny Marr e la sensibilità di Rufus Wainwright), l'autofiction in musica di Jane Birkin

Fascinoso, chic e, ça va sans dire, gustosissimo.

[scoperto grazie a lui]


postato da: UnoDiPassaggio alle ore 03:11 | link | commenti (6)
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