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martedì, 31 luglio 2007

COMMIATI DI UNA NOTTE D'ESTATE


Attraversando un deserto rosso, sostando presso la fontana della vergine, evadendo dalla cage aux folles (e appassionandosi alle vite degli altri), tra sussurri e grida, alla fine dell'avventura forse hanno tutti ritrovato il proprio posto delle fragole.

postato da: UnoDiPassaggio alle ore 22:37 | link | commenti (5)
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domenica, 15 luglio 2007

LA BIBBIA IN FIAMME E IL VANGELO SECONDO ANTONY


Arcade Fire, Ferrara Sotto Le Stelle, Piazza Castello, 11 luglio 2007

Scalmanati, febbrili, corali, teatrali, e le deliziose smorfie di Régine che è più carina di quanto immaginassi, e i neon, e i diecimila strumenti, (e anche la piacevole sorpresa, per me, degli "A classic education") e tanta bella gente, rivista o incontrata per la prima volta. Arrivo buon ultimo a render conto di un EVENTO sul quale hanno già speso parole buone e giuste altri illustri spettatori. Anzi mi fermo qui, anche perchè è tardissimo (o prestissimo, che è uguale). Avessero suonato anche "Crown of love" sarebbe stato perfetto, sì (l'assenza di "In the back seat" un po' me l'aspettavo). Ma la perfezione non è di questo mondo. L'entusiasmo sì.

[mi spiace per chi non c'era e doveva esserci ma non mancheranno in un futuro spero molto vicino i cori da intonare assieme a squarciagola]


Antony & The Johnsons, Bologna, Piazza Santo Stefano, 12 luglio 2007

Brividi dappertutto.
E non c'era freddo.
Chi non si emoziona ascoltandolo (dal vivo, per di più) è già morto da un po' e non lo sa.
postato da: UnoDiPassaggio alle ore 05:43 | link | commenti (11)
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QUE RESTE-T-IL DE NOS AMOURS?



I TESTIMONI di André Téchiné

Improvvisamente l'estate di più di venti anni fa.
Incroci e scontri amorosi, sentimentali, sessuali, identitari, sociali in Francia (le luci e le ombre di Parigi, la costa marsigliese, la neve dei Pirenei) tra l'estate dell'84 e quella successiva. E la "peste" dell'Aids a sparigliare le carte, a svelare il profondo sentire fino a quel momento intorpidito dall'abitudine allo stato delle cose, a far affiorare una volta per tutte i bubboni nascosti della paura e degli schematismi mentali, a mettere a nudo più di una generazione.

C'è l'amore, c'è il sesso, c'è il tradimento, c'è il ritorno, c'è la morte. Ma il mélo è sapientemente trattenuto nelle accensioni della fotografia (un digitale impressionistico e sensibile), nelle note intermittenti di Philippe Sarde, nella sottile trasfigurazione romantica delle ambientazioni, urbane e non. Puntellato da una voce fuori campo discreta, interna ai fatti ma distaccata (la scrittrice Sarah che sta passando, non senza difficoltà, dai racconti per l'infanzia al romanzo della maturità), e suddiviso in tre capitoli circolari ("Les beaux jours", "La guerre", "Le retour de l'été") che cercano di perimetrare un materiale umano debordante, il racconto è in effetti secco, serrato, veloce, e riesce perfino a farsi preciso documento "storico". L'appassionata testimonianza di Téchiné elude i picchi emotivi ma si tiene su uno stato di allerta emozionale costante, filma parole e corpi affidando al loro struggente intrecciarsi la progressione drammatica e rifiuta di formulare qualsiasi giudizio sulle contraddizioni dei protagonisti. E corre, come Manu sulla scogliera.

Nonostante la malattia e la morte (e grazie a un cast di formidabili attori che "vivono" i loro personaggi), ne "I testimoni" ad imporsi è la lucida consapevolezza dell'inarrestabile fluire della vita, più forte di qualsiasi virus, reale o metaforico. E il commovente vitalismo del film, aperto dal rapido ticchettare della Béart sui tasti della macchina da scrivere mentre scorrono velocissimi i titoli di testa, trova la sua sintesi nella splendida sequenza in cui Sandra, che fa il mestiere più antico (e più bello) del mondo, di fronte al sorriso largo di Manu, canta e balla, felice e strafottente, sulle note di una canzone pop che parla di morte, "Marcia Baila" dei Rita Mitsouko.

Alla fine ci sono una barca, due coppie, il mare azzurro, un'unica scia. Una felicità provvisoria ma giusta. Altre scie verranno e incroceranno questa, qualcuna sparirà.

No, forse non si saprà mai la verità sull'amore ma sì, si può uscire vivi dagli anni '80. E testimoniarlo con un cinema di memoria e di sensi, in continuo movimento.
postato da: UnoDiPassaggio alle ore 03:25 | link | commenti (19)
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martedì, 03 luglio 2007

I LIBRI CROCIFISSI


CENTOCHIODI di Ermanno Olmi

Una parabola semplice e povera ma affilata come una selce.
Una dolce bestemmia, pronunciata da un Cristo Dottore che è anche un povero cristo.
La ribellione al Verbo scritto, strumento di sopraffazione e non di liberazione, e alla sua idolatria. La sacralità senza testi né dogmi di una Natura (quotidiana, tangibile, non oleografica) che svanisce.
Un film così nudo allo sguardo da essere quasi sconcertante.
Il presunto didascalismo dell'apologo morale, oltre ad essere intessuto di un'ironia incrollabile (persino i pesci ridono di noi), non è poi così conciliatorio. La ricerca di una pietra angolare sulla quale ricostruire assieme un Vangelo che respiri non approda ad un'altra Verità conclamata ma sembra quasi celebrare la dimensione religiosa del dubbio.

Non c'è sangue redentore alla fine di questa passione laica sull'argine del Po ma un viale vuoto, candele spente, un volto femminile solcato da una lacrima, un'assenza malinconica.
Mentre il fiume va lontano.
postato da: UnoDiPassaggio alle ore 22:47 | link | commenti (18)
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