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mercoledì, 29 agosto 2007

CORNETTO!


No, non parlerò più di tanto del pur gradevolissimo HOT FUZZ di Edgar Wright. C'è caldo e mi sudano anche i polpastrelli. Questo più che altro vuole essere un elogio del protagonista Simon Pegg, anche sceneggiatore del film e del precedente "Shaun of the dead". Se in "Shaun" era lo zombie-movie, nell'accezione più romeriana possibile, ad essere omaggiata in chiave preziosamente ironica, adesso è il poliziesco americano alla Michael Bay (e non solo), adrenalinico, iperpompato, cripto-omoerotico, ad essere preso di mira e declinato nella quiete della campagna inglese, intrecciandolo a un radicata tradizione di black humour cinematografico-letteraria che va da Alexander Mackendrick a Alan Bennett. Più robusto visivamente e ancora più ben scritto del primo, "Hot Fuzz" entra ed esce dal genere che omaggia e al tempo stesso sbeffeggia con affetto ancorandosi a un gusto solido per la commedia, di caratteri, di situazioni e di costume, giocata sul divertito bipolarismo USA-Gran Bretagna. "Shaun" però serrava meglio i tempi mentre "Hot Fuzz" si dilunga un po' nella parte finale. Ma non è questo il punto.

Il punto è lo sguardo di Pegg. In entrambi i film, Simon Pegg, simpatico (mmm, no, simpaticissimo) biondino con barbetta e volto smarrito nel primo, sempre biondino, sempre simpatico, ma senza barbetta e più "personaggio" nel secondo (poliziotto così pedantemente superefficiente da essere sbattuto nella sonnacchiosa provincia per evitare figuracce a colleghi e superiori), è uno spettatore al quadrato, del mondo che si trova a frequentare e dei film che quel mondo cercano di distillare negli schemi narrativi del genere. Film e mondo sembrano coincidere al punto che Pegg, nella più bella (e divertente) sequenza di "Shaun", è talmente "morto vivente" per la vita grama e grigia che conduce da non accorgersi dei veri zombies che costellano il suo routinario itinerario al minimarket sotto casa. In "Hot Fuzz" Pegg è meno Pegg e più "carattere" ma la natura di duplice spettatore rimane identica. Sotto la lente dell'action movie in esagerata scala americana, Pegg/Angel prima esamina le piccole innocue bizzarrie della provincia inglese, poi scoperchia la follia reale che sta alla base di una normalità paciosa e lustra. La parodia, sia nell'uno che nell'altro caso, assume le forme di un grottesco rivelatore. E la cinefilìa è un gioco tra amici che apre però alla vita. Pegg, attore e sceneggiatore, fornisce della cinefilìa un esemplare casalingo ma non superficiale, giocoso ma non monodimensionale. Cinefilìa da divano, da dvd (e VHS), da gelato in mano. Cuore di panna ma cono croccante.

Datemi un Cornetto e un film (di genere) e, se non vi spiegherò il mondo, cercherò almeno di sbrogliarne un po' la matassa e viverci meglio. Questo credo mi abbia detto Simon Pegg. O forse era solo un film che faceva ridere.

(e ho i polpastrelli sudati, dopo tutto)
postato da: UnoDiPassaggio alle ore 04:58 | link | commenti (31)
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martedì, 14 agosto 2007

CASTELBUONO, AUSTRALIA (VIA HELSINKI)


Architecture in Helsinki, Piazza Castello, Castelbuono (Pa), 12 luglio 2007

Isola (indiepop/rock) nell'isola, l'encomiabile Ypsigrock quest'anno si aggiudica la prima data italiana della festante solare band di Melbourne, in tour per la presentazione del loro ultimo lavoro, il delizioso "Places like this". La simpatia regna da subito sovrana ed è una simpatia solida, non temporanea, l'ottovolante è costruito con perizia, il divertimento ti si spalma sulla faccia (e sul resto del corpo). E alla prova live, "Hold Music" vince il premio "canzone dell'estate" superando in volata il possibile scanzonato inno "Heart it races".

[e sì, ci sono stati anche i fuochi alla fine, e c'era tanto buonumore, e si stava tanto bene, e mi mancava un po' di gente, manca sempre qualcuno in a place like this]
postato da: UnoDiPassaggio alle ore 19:30 | link | commenti (10)
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mercoledì, 08 agosto 2007

E NEANCHE PER GIOVANI

"Ho sempre pensato che quando sarei diventato vecchio, Dio in un modo o nell'altro sarebbe entrato nella mia vita. Ma non è stato così. E non gliene faccio una colpa. Se fossi nei suoi panni la penserei come lui sul mio conto"

"Quando uscì dal tribunale per l'ultima volta era una giornata fredda e tempestosa. Ci sono uomini che sono capaci di abbracciare una donna che piange, ma a lui non era mai venuto naturale. Scese le scale, uscì dalla porta sul retro, salì sul suo pick-up e rimase lì. Non sapeva dare un nome a quella sensazione. Era tristezza, ma c'era anche qualcos'altro. Ed era quel qualcos'altro che lo faceva restare lì seduto invece di accendere il motore. Si era già sentito così prima di allora ma era passato tanto tempo dall'ultima volta, e quando se lo disse capì che cos'era. Era la sconfitta. Era la sensazione di essere stato battuto. Una sensazione più amara della morte. Devi passarci sopra e andare avanti, si disse. Poi mise in moto il pick-up."

(da "No Country For Old Men", 2005, di Cormac McCarthy)

[era da tempo che un libro non mi lasciava così giustamente sconcertato]
postato da: UnoDiPassaggio alle ore 22:28 | link | commenti (21)
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