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sabato, 23 dicembre 2006

CUORE D'ORSO E DI VETRO

GRIZZLY MAN di Werner Herzog

Oltre le foreste pluviali della Guyana sorvolate, o meglio accarezzate, da un piccolo dirigibile ultraleggero, persino oltre lo smarrimento spaziotemporale dell'extraterrestre caduto dal nido del cuculo, ancora oltre si spinge Timothy Treadwell, clown folle e straziato, tenero e irritante al tempo stesso, ecologista psicotico, ambientalista di se stesso, uomo scisso tra il suo essere uomo, creatura (in)civile, e l'aspirazione fallita in partenza (come i suoi patetici sogni d'attore) ad essere orso tra gli orsi. Un lungo viaggio verso la morte, nei paesaggi mozzafiato dell'Alaska, tra ghiacciai protettivi, pioggia invocata sincretisticamente, appostamenti incoscienti, scatti d'ira, esaltazioni paniche. Una parodia tragica del "Walden" di Thoreau. In fondo, 
nel disvelare progressivamente i buchi neri dell'esistenza di un sognatore, figlio inconsapevole del trascendentalismo e di Hollywood, anche un sotterraneo accorato romanzo americano.

Riflessione pacatamente sconvolgente sulla Natura e il suo cuore di tenebra, sul potere autoanalitico e impietoso della macchina da presa e sui limiti dello sguardo, sulla dolorosa eterna lotta tra Caos (naturale) e Armonia (utopica). Penetrando nelle riprese di Treadwell, Herzog intreccia un dialogo ardito tra il regista professionista (vivo) e il regista amateur (morto), due punti di vista diversi che s'incontrano nell'epifania, spesso inattesa, dell'immagine filmata (la volpe sul tetto della tenda, la zampa strappata del cucciolo d'orso assassinato dal padre ma anche l'eloquente silenzio dell'obiettivo sull'invisibile compagna). Con la consapevolezza amara e lucidissima della limitatezza umana, del fatto che non abbiamo i mezzi per capire tutto e non li avremo mai, malgrado il fascino controverso provato per chi tenta di valicare i confini. Ascoltare la registrazione delle urla di Timothy e di Amie sbranati dai grizzly non aiuterà ad afferrarne il mistero della morte, filmare il nido dei rondoni nascosto dietro la cascata non permetterà di coglierne il sacro.


Chiuso dall'immagine paradossale di un Eden che probabilmente esiste solo nella mente di Treadwell, un "documentario" esistenziale (le virgolette sono d'obbligo) di aspra, lacerante, complessa bellezza. Herzog, il diamante bianco del cinema contemporaneo.

Treadwell is gone. The argument how wrong or how right he was disappears into a distance, into a fog. What remains is his footage. And while we watch the animals in their joys of being, in their grace and ferociousness, a thought becomes more and more clear. That it is not so much a look at wild nature as it is an insight into ourselves, our nature. And that, for me, beyond his mission, gives meaning to his life, and to his death.
postato da: UnoDiPassaggio alle ore 18:48 | link | commenti (9)
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Commenti
#1   23 Dicembre 2006 - 21:35
 
un doloroso e utopico affresco sulla natura umana. capolavoro "oltre"
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#2   24 Dicembre 2006 - 00:55
 
scrivi come un poeta
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#3   24 Dicembre 2006 - 08:49
 
oh tutti voi che siete riusciti a vedere questo film, tutti voi che l'avete visto in sala, a anche tutti voi che siete riusciti a scaricarne una copia pirata che non fosse solo in inglese senza sottotitoli (il sottoscritto è poco avvezzo all'inglese senza l'ausilio sottotitolistico) o che siete riusciti a scaricare un file che non fosse un porno o il film di herzog doppiato in spagnolo o in inglese con sottotitoli in tedesco...
a tutti voi, carissimi, rivolgo tutta la mia sacrosantissima invidia. che vi vada il grizzly di traverso.

[mi scuso per il tono... inferocito e i(in)civile].
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#4   24 Dicembre 2006 - 17:12
 
@Deliriocinefilo: senza dubbio alcuno.
@Jinchu: addirittura! (grazie, comunque...)
@Noodles: cough, cough! ...mi è appena uscita dalla bocca un palla di pelo... (e comunque appoggio in toto il tuo tono, credimi, perchè lo conosco di persona ^^)
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#5   24 Dicembre 2006 - 20:48
 
stasera regalo da ghezzi, stanotte anzi, "una dolorosa indifferenza" di A. Sokurov. Buona visione.
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#6   24 Dicembre 2006 - 21:08
 
Citazione blondiana? In ogni caso, buon Natale anche a te, UDP. ;-)
utente anonimo

#7   27 Dicembre 2006 - 03:53
 
Era una più semplice citazione herzoghiana ("Cuore di vetro", 1976). Ma a Blondie non si dice mai di no. ^^
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#8   11 Febbraio 2007 - 04:14
 
Sono rimasto senza parole dopo averlo visto, prima di riuscire a scrivere una recensione ci ho pensato e cancellato e riscritto dieci volte... Il confine tra documentario e fiction (che poi già i due termini sono del tutto inutili col cinema secondo me) è superato, doppiato, fuso, magmatizzato. Incredibile.
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#9   09 Maggio 2007 - 15:16
 
Film immenso.
Sublima e supera allo stesso tempo il concetto stesso di "documentario".
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