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venerdì, 06 aprile 2007

SHORT NOTES ON TWO SCANDALS


BOBBY di Emilio Estevez

Ambassador Hotel, Los Angeles, giugno 1968. Un uomo sta per essere ucciso. Quell'uomo, che di cognome fa Kennedy (il nome campeggia affettuosamente nel titolo), è il grande assente che ha tutti i riflettori (e non solo) puntati sopra. È il divo che non c'è, in una struttura corale all-star facile e un po' ingenua, diretta senza sussulti, senza profondità, ma con onestà. Didascaliche microstorie che singolarmente non bastano a loro stesse e che non hanno forse neanche la forza di legarsi in un affresco sfaccettato. Eppure funziona.

"Bobby" non è un grande film ma è almeno un film buono. Non buonista, buono. È l'America come non è mai stata ma come il suo popolo liberal ha sognato e creduto che potesse essere. È la sospensione della fiction nel lungo finale brechtiano in cui la vera voce del nuovamente agonizzante Robert Kennedy lascia sgomenti attori, personaggi, spettatori di fronte allo scandalo dell'utopia colpita a morte. È un graffito di fratellanza imbrattato di sangue sulle piastrelle (troppo?) bianche di un cinema sinceramente populista, rara avis nel cinismo filmico diventato norma inoffensiva.

(all'uscita avevano già detto tutto, e in forma necessariamente "schizofrenica", lui e lei)

DIARIO DI UNO SCANDALO di Richard Eyre

Sorprendente esempio di cinema "borghese" che corrode la sua natura borghese dall'interno, virando le proprie forme solide e minuziosamente scritte in un melodramma impietoso e sgradevole (di ferocia aldrichiana la sequenza in cui Sheba si dà istericamente in pasto alla stampa). Di grande efficacia espressiva la dissonanza inquieta tra la regia controllata e metodica di Eyre e le note ossessive e incalzanti della colonna sonora di Philip Glass: un soggetto torbido, appunto da prima pagina scandalistica, finisce così per assumere le dimensioni di una tragedia moderna e nervosa, senza catarsi.

Il vero scandalo è la carica ormai distruttiva dell'eros, molestatore della quiete pubblica e privata, un rigurgito punk (il passato rimosso di Sheba, l'anima silenziosamente contestataria di Barbara) senza gioia. Non più pulsione liberatoria ma termometro di un universo sociale fallimentare, dove il ceto, la famiglia, la scuola sono simulacri di un ordine, anche morale, anche sentimentale, fragilissimo. Il duetto/duello tra Judi Dench e Cate Blanchett (sempre più brava) è da pelle d'oca.

Un film di sottilissima violenza, dove persino un capello biondo sottratto di nascosto taglia la carne come un coltello.

postato da: UnoDiPassaggio alle ore 14:40 | link | commenti (16)
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Commenti
#1    06 Aprile 2007 - 15:03
 
"America come non è mai stata ma come il suo popolo liberal ha sognato e creduto che potesse essere"
quoto.neo del film Ashton, completamente fuori ruolo. finale spettacolare, di una verbosità che colpisce al cuore

putroppo non ho visto diario di uno scandalo.
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#2    06 Aprile 2007 - 16:18
 
è vero non è perfetto il film di Estevez ma si fa volere parecchio bene, pur nelle sue ingenuità e in qualche figurina che un po' troppo "contesto storico".

Sullo scandalo grandissima prova della Blanchett, davvero, l'ho preferita ai manierismi un po' eccessivi della Dench. La sequenza della stampa però devo ammettere che m'è sembrata un po' stonata, un po' troppo calcata e parossistica.
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#3    06 Aprile 2007 - 18:31
 
Credo che la bellezza del film di Estevez stia proprio nella sua sottile, vibrante, sincera, imperfezione.
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#4    06 Aprile 2007 - 19:12
 
@deliriocinefilo: diciamolo, Ashton Kutcher è a dir poco imbarazzante, un personaggio di cartapesta.
@Noodles: lo scarto di tono "maleducato" della parte finale l'ho trovato quasi coraggioso, un diario letto non più solo tra le righe ma anche sopra le righe.
@contenebbia: imperfezione vibrante e sincera sì, sottile non so.
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#5    06 Aprile 2007 - 20:01
 
Concordo: non so perchè ho scritto "sottile"...
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#6    06 Aprile 2007 - 20:13
 
Io mi riferivo proprio alla sequenza in cui Sheba corre fuori e si "offre" in pasto ai giornalisti. L'ho trovata proprio brutta. anzi ogni volta che ci ripenso mi viene ancora un brivido di cattivo gusto ^^
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#7    06 Aprile 2007 - 20:31
 
Difendo la sequenza brandendo microfoni e urlando senza ritegno.
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#8    10 Aprile 2007 - 13:04
 
Anche io ho trovato la sequenza dei tabloid eccellente.
Mi ha ricordato, anche se il contesto è completamente diverso, Jarman.
Qui Sheba si dà in pasto agli squali della stampa, in The last of England Tilda Swinton andava ugualmente al martirio, crocifissa dai tabloid.
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#9    10 Aprile 2007 - 22:58
 
Non ricordavo la sequenza di "The last of England" da te citata. Un ulteriore tassello punk, nascosto sotto la superficie borghese.
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#10    11 Aprile 2007 - 10:32
 
E comunque Frodo è sempre tanto cariiiino (i love it!)
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#11    11 Aprile 2007 - 15:28
 
Soprattutto quando è sporco di sangue, fa una tenerezza... ^^
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#12    11 Aprile 2007 - 17:23
 
Temo che non fosse The last of England.. ma The garden! Forse era per questo che non la ricordavi... eheh
Che io possa morire delle mie citazioni! Mannaggia!
Frodo è una delizia.
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#13    12 Aprile 2007 - 00:41
 
Di "The garden", visto uno o due millenni fa, non ricordo assolutamente nulla. Figurarsi una singola sequenza. Per cui mi fido ciecamente di te.
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#14    13 Aprile 2007 - 18:46
 
The garden è bellissimo. Una delle cose più belle di Jarman, che, non dimentichiamolo, oltre che regista, pittore e polemista, era anche giardiniere. ^_^
un abbraccio.
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#15    14 Aprile 2007 - 21:05
 
mi ha attraversato un brivido nel trovare questo film qui recensito.

Uno dei film più belli da me visti questo inverno

zoe
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#16    27 Aprile 2007 - 18:22
 
Molto belli entrambi...

Filippo (Cinedelia)

http://www.cinedelia.blogspot.com/
utente anonimo

Commenti