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“You think it's all made up don't ya? You think it's all yarns and newspaper stories”
“He's just a human being”
Mentre scrivo questo post, nelle mie cuffie risuona la magnifica colonna sonora realizzata da Nick Cave e Warren Ellis per L’ ASSASSINIO DI JESSE JAMES PER MANO DEL CODARDO ROBERT FORD di Andrew Dominik. “Song for Jesse” è uno straziante carillon, “Song for Bob” un epitaffio intriso di romantica disperazione. Difficile trovare le parole per parlare di un film che ti prende alla gola passando per il cuore, soprattutto quando hai poco tempo per far decantare le emozioni. Fossi capace, ne scriverei utilizzando solo note musicali e fotogrammi rubati.
“L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford” (bellissimo titolo, inappellabile, adamantino, cimiteriale) è un film di fantasmi, sontuosamente malinconico. Dell’umano dissolversi sono impregnate le immagini sfrangiate, rarefatte, dai contorni sfocati. E l’agire è come fosse filtrato da uno spesso vetro offuscato, dell’agire c’è solo il ricordo o il desiderio, entrambi lontani. Le luci magistrali di Roger Deakins scolpiscono la dolceamara stanchezza dell’esistere e del non esistere più.
Proseguendo la lezione di Michael Cimino, varcando i cancelli del cielo, Dominik porta alle estreme conseguenze liriche e introspettive forma e sostanza del western crepuscolare, mutandolo in un noir di frontiera di nero splendore, un dolente kammerspiel immerso nel grano, nelle nuvole, nella neve. Una murder ballad che cela uno spietato cuore mélo, quello di chi non potendo possedere l’oggetto della sua devozione lo distrugge. Il western svanisce per lasciare il posto a una tragedia assoluta: guardarsi allo specchio e accorgersi che il proprio riflesso è stato forgiato dal destino, e non lo si può cambiare.
Gli ultimi venti minuti sono un crescendo straziato ed emozionante verso il nulla di un’intera esistenza. E arricchiscono quel che si è già visto di una laconica riflessione sulle leggi crudeli della mitopoiesi e quelle indecifrabili della Fama. Robert Ford fa Spettacolo della Storia ormai conclusa, dimenticandone però le propaggini mitiche. Non più solo fan, eliminata la star, sale sul palco. L’armonia col mondo, seduto in platea, è però impossibile. Il suo ruolo fissato per l’eternità è quello del codardo, non dell’eroe. Il trucco pesante non riesce a nascondere l’odore di morte imminente.
Jesse e Robert non sono mai stati così vicini, entrambi cadaveri imbellettati, imbalsamati nel freeze frame della leggenda, sepolti in una scatola di ritagli di giornale.
[Efficacissima la maschera tesa e nevrotica con la quale Brad Pitt impersona Jesse James, angelo della morte morente. Ma la performance di Casey Affleck, sguardo disturbante e movenze tormentate, è monumentale.
