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giovedì, 06 marzo 2008

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Ovvero "no che non chiudo il blog, mi serve ancora"


AWAY FROM HER - LONTANO DA LEI di Sarah Polley

Sarah Polley sembra dirigere come recita.
Delicatissima, pudicamente malinconica, ma con una vena di inquietudine ineliminabile. Non un film sulla malattia ma sull’amore pervicacemente ricordato. L’Alzheimer è una valanga al ralenti che rischia di cancellare i solchi paralleli tracciati non senza fatica da una coppia nella soffice neve del loro lungo percorso amoroso. E c’è qualcosa di “egoyaniano” nella rappresentazione della casa di cura come una bolla temporale e sentimentale (la luce diffusa e ovattata, la cortesia irrigidita della direttrice), un confortevole limbo senza facili vie d'uscita.

E poi gli occhi di Julie Christie. Che smarriscono la logica. Che fermano il tempo (anche del cinema). Che conservano l’amore.

(un gran piacere ritrovare in ottima forma Olympia Dukakis)


SWEENEY TODD di Tim Burton

I've never had dreams, only nightmares.

Non c’è più favola macabra, né compassione per gli umiliati, lo humour è così nero che non si vede più, tutto il mondo è freak, tutti (anche i freaks) meritano di morire. Il Burton più duro e politico nelle fuorvianti e fuligginose vesti del “solito” Burton. Un’opera di asfissiante rigore grafico che affida al cantato l’unica boccata d’aria possibile, l’unica forma d’armonia. Il Dickens della lotta di classe e degli orrori sociali, ma senza il suo pathos filantropico, mescolato all’atmosfera allucinata e sanguinaria della revenge tragedy giacobita. Ed anche un perfidissimo mélo per voce sola (quella di Mrs Lovett che sogna un futuro azzurro pastello). Quello che Burton mette in scena è l’inferno fumante sulla terra, additato da una povera pazza che nessuno ascolta, un mondo dedito allo sfruttamento legalizzato dei corpi (gli orfanotrofi, i manicomi, le case dei buoni borghesi) e all’antropofagia più o meno consapevole, famiglie disfunzionali che si autodistruggono allevando giovani tagliagole alcolizzati.

Pasticci di carne, questo siamo.


PERSEPOLIS di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud

No, sul serio.
Si può parlare male di “Persepolis”? Si può davvero? Parlarne male adducendo argomenti degni di nota, intendo. Secondo me non si può. Chi ha già letto la graphic novel (come me) ne ritroverà i sapori intatti, i tratti naïfs e netti delle tavole tradotti in eleganti e decise sfumature di carboncino che fanno spola tra la luce e il buio. Chi non l’ha letto si farà facilmente conquistare da questo “noir et blanc en couleur” che parla di una bimba poi ragazza poi donna e di un popolo intero, di Dio e Marx, di Bruce Lee e del punk, di integrità personale e di tragedia ideologica (e politica), come se nulla fosse.
Profumando di gelsomini nascosti nel reggiseno.


(Sì, c’è la nonna saggia, vitale e anticonformista. E allora?)

postato da: UnoDiPassaggio alle ore 04:38 | link | commenti (23)
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Commenti
#1   06 Marzo 2008 - 11:39
 
grazie di essere tornato a scrivere.
è sempre meraviglioso leggerti.
Vero: away from her film sull'amore e sulla coppia. Che ti entra dentro e non ti lascia. Come gli occhi di Julie.
Un abbraccio.
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#2   06 Marzo 2008 - 13:07
 
e perché mai avresti dovuto chiudere? oh, non scherziamo!
utente anonimo

#3   06 Marzo 2008 - 14:06
 
tu non chiudi. punto.

[bravo come sempre anche se non ho visto nessuno dei tre per crisi di rigetto varie]

WD
utente anonimo

#4   06 Marzo 2008 - 15:53
 
E’ necessario il vostro voto!

http://waltergianno.splinder.com/post/16228424/Il+Sondaggio

Sondaggio fondamentale per le sorti del rinnovamento del sistema politico-partitito in Sicilia ed altrove!
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#5   06 Marzo 2008 - 16:26
 
Io curo delle rassegne a Faenza: quando proietterò, il mese prossimo, il film di Burton, mi permetti da stampare la tua recensione del film da distribuire all'entrata del cinema?
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#6   06 Marzo 2008 - 18:51
 
Persepolis lo vedrò a brevissimo ma già mi vien voglia di leggere la graphic novel.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente NoodlesD

#7   06 Marzo 2008 - 19:56
 
non fare scherzacci...
concordo praticamente su tutta la linea!
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#8   06 Marzo 2008 - 20:49
 
"Tutti, anche i freaks, meritano di morire", dice burton. Sì. Interessante. Ma lo svolgimento è profondo, "duro e politico" tanto quanto un "fankulo tutti" su una smemoranda.
Antropofagia, sfruttamento legalizzato dei corpi, atmosfera allucinata e sanguinaria, pizza e mandolino, tutto appeso in bella vista sulla parete, incorniciato con gusto, bello da ammirare.
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#9   07 Marzo 2008 - 00:54
 
@souffle: non mi stancherò mai di dirti che sei fin troppo gentile! ^^
@MissVengeance: una crisi (dovuta a incapacità totale di gestione del tempo) già rientrata.
@WD: WD? Cioè? (grazie, eh)
@Contenebbia: permetterglielo? ne sarei onorato, Conte!
@Noodles: dovresti provare a leggerlo prima, secondo me.
@honeyboy: no, non ne faccio, l'epidemia finora non mi ha colpito. (delirio, dove sei?)
@oh: Francamente non capisco cosa tu voglia dire. Se stai parlando di inerte decorativismo o della solita manfrina del "manierismo" di Burton, beh a me "Sweeney Todd" è sembrato anzi un prosciugamento di tutto quello che il fan "scissorhandiano" di Burton si aspetta da lui. C'è tutto o quasi ma disossato e dissanguato. E il nero affiora senza più vie di fuga poetiche. Il coerente proseguimento del pop squillante, cattivo e acidissimo de "La fabbrica di cioccolato". Carne umana, cioccolato al veleno. Il pranzo è servito.
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#10   07 Marzo 2008 - 01:28
 
Non offendere il nome di Corrado.
Comunque io questo prosciugamento non ce lo vedo. A me è sembrato una ripetitività stanca al punto da appiattire tutto; o forse hai ragione, è un prosciugamento, ma allora il problema è un altro, cioè che prosciugando esce fuori perfettamente quanto vuoto e stereotipato sia Burton (almeno da qualche anno). Da un lato si asciuga appiattendo e dall'altro si gioca d'accumulo, ammucchiando sangue e cadaveri e canzoni in cui si urla sempre più forte convinti che basti questo a dare spessore.
Chiamala pure la solita manfrina; a me sembra, come dici tu, decorativismo. Ma non decorativismo inerte, bensì decorativismo che ti strattona per il colletto della giacca e urla TUTTO E' NERO! PESSIMISMO! SANGUEEE! ma in realtà è solo un frusto decorativismo con gli occhi pittati di nero e niente da dire, tutto da urlare.
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#11   07 Marzo 2008 - 16:18
 
Tutte queste urla io non le ho sentite (allora in altri musical che fanno? BERCIANO?). Anzi la struttura musicale stessa non vuole compiacere, non cerca il refrain da canticchiare, non si lega ad alcuna coreografia che la sottolinei. L'affermazione dello stesso Burton, cioè quella di aver voluto realizzare "un film muto intessuto di canzoni", è illuminante in tal senso. E anche i duetti in realtà sono assoli che s'intrecciano, quasi si accavallano, senza instaurare un vero dialogo. I personaggi di Sweeney Todd sono tutti soli, chiusi nelle loro convinzioni (o nei loro incubi), pronti a sbranarsi. L'eccesso che tu noti per me è solo di astrazione (e mi piace).
Per curiosità poi sono andato a rileggere il tuo vecchio post su "La fabbrica di cioccolato" (quello in cui ti lamentavi della mancanza di "magia" ed empatia con i personaggi). Un film che per me, tanto per capirci, è uno tra i migliori di Burton. Il tuo post è stato scritto molto tempo fa ma credo che in soldoni il tuo giudizio su quel film sia sempre lo stesso. Ecco, lì ho capito che anche su Burton abbiamo visioni decisamente antitetiche. Ma sempre bene ti voglio.

(Il nome di Corrado, citandolo in quel contesto, io lo ONORO)
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#12   08 Marzo 2008 - 12:42
 
Caro UdP,
ultimamente ci troviamo sorprendentemente sempre in disaccordo sul giudizio dei film che vediamo in separata sede.
Sarah Polley purtroppo MiMa, però sai già come la penso su Burton, e anche Persepolis ti dirò la verità, mi ha lasciato abbastanza indifferente. Per quanto il film sia eccezionalmente ben fatto, secondo il mio parere ha infatti tradotto nel modo migliore possibile il fumetto, lo trovo tuttavia inutile. Secondo me non aggiunge davvero niente alla lettura dell'opera della Satrapi. Tra l'altro mi ricorda un articolo su Segnocinema che parlava del fenmeno della Graphic Novel che trasportata sul grande schermo 'divora' il cinema per creare un prodotto che non può più neanche chiamarsi davvero cinema.
La tua affermazione sul fatto che La fabbrica di cioccolato sia perfino meglio di Beetlejuice invece mi fa allarmare, è una cosa che davvero mi fa gridare allo scandalo. Ma forse io sono troppo legata a quel film, perchè quando ero piccola mio zio faceva sempre l'imitazione del fantasma sporcaccione durante le noiose cene familiari e nella mia mente i due personaggi si sono fusi indissolubilmente. Potrai dunque capirmi se preferrisco sempre lo zio politically uncorrect a un Deep misteriosamente trasformato in Renato Zero. Un saluto
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente NicoleDiver

#13   08 Marzo 2008 - 15:57
 
Allora, immagino che MiMa stia per "mi manca". Posso capire che Persepolis ti sia indifferente, soprattutto a te, cultrice della materia "graphic novel e affini". Ecco, tu dici che non aggiunge nulla alla lettura dell'opera della Satrapi. Bene. All'opera scritta, appunto. Al cinema d'animazione forse qualcosina aggiunge, qualcosa di molto ben fatto, come dici tu. Pensa che tante persone non hanno letto il fumetto. Quasi la stessa cosa, seguendo questo ragionamento, potrei dirla di "Non è un paese per vecchi" dei Coen (ma non la dico perché non la penso esattamente così).
Io a "Beetlejuice" sono legato quanto te, pur in assenza di uno zio come il tuo. E la "possessione" sulle note (e parole) di "Banana Boat" di Belafonte è una delle mie dieci sequenze del cuore, se dovessi stilare una classifica (e non c'è niente di simile in "Sweeney Todd", ok) (ma non deve neanche esserci, penso). Però arriva anche un giorno in cui alle cose non si deve guardare solo col metro affettivo. Così facendo, "Beetlejuice" è un ottimo film, il kubrickiano "La fabbrica di cioccolato" lo trovo per certi versi eccezionale. Mi piace vedere come si evolve la poetica di un autore, che strade prende, pur legato a un immaginario ben definito, a prescindere dai difetti, dalle eventuali pecche, più o meno vistose (per questo stesso motivo "The Departed" di Scorsese, congegno stilistico e narrativo perfetto, per me è una vistosa battuta d'arresto). Poi, sempre per dire come il mondo sia bello perché vario, a me Depp invece ricorda la versione maschile e incattivita di Elsa Lanchester ne "La sposa di Frankenstein" del sommo Whale.
Comunque siamo sempre fidanzati io e te. ^^
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#14   08 Marzo 2008 - 16:17
 
Allora, la frase 'pensa che tante persone non hanno letto il fumetto' farò finta di non averla MAI letta.
Secondo questa logica allora dovremmo sperare che un giorno si faccia un film anche su 'Ossi di seppia' di Montale o sulla Recherche di Proust.
No no no no no no no no, non ci siamo. Comunque riconosco che la questione è complessa.
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#15   08 Marzo 2008 - 16:45
 
Perché non dovresti averla mai letta? Non volevo certo dire che "Persepolis" vale perché così chi non ha letto il fumetto almeno vede il film. Guarda che ci lasciamo, eh. Parlavo principalmente della reazione spettatoriale differente tra chi conosce la graphic novel e chi no. C'è gente che giustamente loda l'ellissi finale nel film dei Coen (il duello non visto tra il "fuggitivo" e il "cattivo") ma in realtà è già tutto stilisticamente nel romanzo di McCarthy. Io che lo so ammiro moltissimo la sequenza ma non mi spello certo le mani per la sua "genialità". Poi c'è il problema della natura appunto "grafica" del Persepolis cartaceo che rischia di far sembrare la sua trasposizione animata un'operazione tautologica. La questione è complessa sì ma il risultato finale è comunque più che soddisfacente (e secondo me risolve molto bene la questione b/n).

(dall'ultimo romanzo della Recherche qualche anno fa è stato tratto un film bellissimo e quasi sconosciuto, "Il tempo ritrovato" appunto, di Raoul Ruiz)
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#16   09 Marzo 2008 - 14:42
 
Siete bellini da leggere.

(figurarsi che io, avendo letto il libro di McCarthy prima di vedere il film, avevo trovato anche TROPPO POCO ellittica la sequenza citata. ma sto divagando)
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#17   09 Marzo 2008 - 18:44
 
ieri ho rimediato alle mie carenze vedendo i coen, persepolis e sweeney todd saranno i prossimi...
bel blog, tornerò spesso
Simone
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#18   10 Marzo 2008 - 14:35
 
Sweeney ce l'ho. Persepolis non vedo l'ora di vederlo. Lontano da lei forse lo recupero in dvd. Hai ragione, infatti non si legge niente di negativo su Persepolis!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Lilith1984

#19   10 Marzo 2008 - 15:27
 
@Oh: ...e tu sai che siamo (tanto) bellini anche da vedere.
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#20   13 Marzo 2008 - 22:02
 
Persepolis: come m'incanto...

[..] Incastonata in una giornata densa di emozioni forti, la visione di Persepolis è stata una commovente piccola gioia. Una cioccolata calda di passioni, aromatizzata da delicate ironie. Una lama tagliente che ritaglia nel cuore cicatrici parzalmen [..]
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#21   16 Marzo 2008 - 15:44
 
Last frame - il tuo gioco cinefilo settimanale preferito è on line:

http://lastframes.wordpress.com/

Gioca con noi ;)
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#22   25 Ottobre 2008 - 19:09
 
ho visto ieri finalmente away from her e ne sono ancora ora pienamente coinvolto/sconvolto. sono d'accordo con le tue parole.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente WilliamDollace

#23   27 Ottobre 2008 - 21:19
 
Mi fa piacere che tu abbia apprezzato questo piccolo e sinceramente intenso film.
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