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domenica, 27 aprile 2008

E LO BLOG FAI SON VIR

(ovvero: RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI - PARTE SECONDA)

Aprile dolce dormire. In realtà non ho dormito affatto. Nessuna colpa da imputare al tepore primaverile, che si è appena timidamente affacciato. Né ad impegni improrogabili. O a tragedie ammutolenti. Né allo splendore degli ombrelli di Cherbourg, che fanno scolorire tutto il resto. Così, semplicemente, non mi andava. E non so quanto realmente mi vada adesso. Sicuramente molto più di prima. E poi quel post solitario datato 1 aprile, che tristezza. E dire che di film se ne son visti. E col passare dei giorni, il valore di alcuni si fa più nitido.

È il caso del bellissimo I PADRONI DELLA NOTTE di James Gray: nelle forme elegantemente dure di un poliziesco color cobalto e metallo (aperto dal bianco e nero brusco e a tratti obitoriale delle istantanee di Leonard Freed, raccolte nel suo
Police work), un requiem solenne intonato all’impossibilità del compromesso in un mondo di spazi (fisici e mentali) chiusi e impermeabili tra loro (la polizia, i malavitosi, la famiglia, le etnie). Disco inferno. Grande stile che fa il racconto e non stile applicato al racconto: le traiettorie morali sono create dal solo sguardo. In virtù di questo, ad esempio, la strepitosa sequenza dell’inseguimento invece di essere giocata sul dinamismo della corsa e dei veicoli è tutta racchiusa nell’abitacolo, stretta sul volto di Joaquin Phoenix (ottimo), con la pioggia che occlude ancor di più lo spazio. Mentre il regolamento di conti finale teoricamente in open air è strettamente delimitato dalle canne e dalla cortina di fumo. Sono stati fatti parecchi nomi di riferimento, mi butto nella mischia pure io chiamando in causa Schrader e Ferrara. Ma Gray ha la sua bella personalità ed è uno da tenere d’occhio.

Il tempo invece è stato inclemente con UN BACIO ROMANTICO del più che adorato Wong Kar-Wai, già molto tiepidamente apprezzato al tempo della sua visione. E qui il cuore mi si stringe al punto che preferirei quasi non parlarne. Il cinema dello sperdimento del nostro amato hongkonghese si adorna di un tassello opaco, nonostante gli accesi cromatismi e i lussureggianti step-frame, privo di personaggi genuini. E la poetica del falso movimento (tutti i personaggi ritornano al punto di partenza, quello interpretato da Jude Law è addirittura un maratoneta immobile), trasposta in unAmerica invisibile, risulta letteraria, mai autentica, anche un po’ leccata. Tra le due cantanti in scena a colpirmi di più sinceramente è stata Cat Power in un piccolo malinconico ruolo. Rapsodia spenta in blu mirtillo.

Poi c’è JUNO di Ivan Reitman. Mah. Intelligente nella costruzione narrativa, sì, mai ruffiano nonostante ne avesse tutte le carte. Però è anche un film in cui, nonostante le notazioni sociologiche di cui si rimpinza, non c’è neanche un conflitto. Neanche uno. E in cui, non capisco bene perché, si fa invece di tutto per ritrarre come monoliticamente sgradevole l’unico personaggio che un conflitto lo vive, quello interpretato da Jennifer Garner. Film “carinamente” medio baciato dal successo programmato a tavolino. Poteva andare peggio (tipo “Little Miss Sunshine”). Però indie per indie, pancione per pancione, sillaba iniziale per sillaba iniziale, mi chiedo perché JUNO sì e JUNEBUG no. La risposta la so.

Così come posso capire perché MARGOT AT THE WEDDING di Noah Baumbach in Italia non sia ancora uscito e probabilmente non uscirà. Dopo il bellissimo “Il calamaro e la balena” un’altra dissezione familiare, dal titolo rohmeriano. Un film che sembra sempre sull’orlo della farsa e invece è quasi un dramma bergmaniano. Un po’ involuto nella narrazione, più ambizioso dell’esordio e probabilmente irrisolto ma di una sgradevolezza coraggiosa nel disegno di un gruppo di personaggi lacerati e aggressivi. La East Coast sullo sfondo ha ben poco di rilassante (e la fotografia di Harris Savides, giocata su colori freddi e crepuscolari, acuisce questo senso di disagio). A distanza di giorni penso ancora alla sequenza in cui Margot (una Kidman brava da star male) sfidata dalla sorella Pauline si arrampica su un albero, rimanendo lì sospesa tra il vuoto e il suo vuoto.

Tanto si è parlato invece di NON PENSARCI di Gianni Zanasi, acclamato un po’ dovunque. Godibilissimo, per carità, fresco e svelto nel ritratto di uno stage diving senza rete probabilmente generazionale, privo di zavorre pensose o isterismi teatrali. Però i meriti di questo film mi sembra vadano trovati molto più nel reparto regia (un bel digitale narrativo e non atmosferico usato con asciuttezza e begli stacchi di montaggio) che in quello sceneggiatura. La storia segue percorsi già noti e non mi sembra osi poi granché, con snodi in fondo consolatori, alcuni personaggi solo abbozzati (la sorella Anita Caprioli, a ben vedere anche i due genitori) e una provincia non così soffocante come denunciata. Passerò anche per snob ma se proprio si vuol parlare di cinema indipendente italiano preferisco fare riferimento all’ammirevole e affascinante IL VENTO FA IL SUO GIRO (E L'AURA FAI SON VIR) di Giorgio Diritti, che non ripercorre strade note ma con caparbia autonomia attinge sì alla tradizione di Piavoli e Olmi ma in una direzione inattesa, antilirica, crudele. Che riflette con grande e disincantata sottigliezza su cosa renda davvero viva una identità culturale, se la conservazione della tradizione o il confronto tra tradizione e innovazione, utilizzando anche il valore sovversivo del sesso. E che in più riesce a rendere avvincente un racconto di quasi due ore ambientato in una piccola comunità occitana sulle montagne piemontesi. La memoria del passato serve a ben poco se non c’è fiducia nel futuro. E “tolleranza” è una brutta parola. Il vento fa il suo giro ma il cerchio, per fortuna, non è sempre rotondo. Avventurosa vicenda produttiva, esito prezioso.

Per quanto riguarda il notevole LA ZONA di Rodrigo Plá, non posso che sottoscrivere tutto quel che ha detto lui (che mi auguro ritorni a scrivere con regolarità) e limitarmi a chiosare con alcuni versi di una poesia scritta da Jacques Prévert nel 1936 dal titolo “Chasse à l’enfant”: “Bandit ! Voyou ! Voleur ! Chenapan !/ C'est la meute des honnêtes gens/ Qui fait la chasse à l'enfant/ Pour chasser l'enfant, pas besoin de permis/ Tous les braves gens s'y sont mis/ Qu'est-ce qui nage dans la nuit/ Quels sont ces éclairs ces bruits/ C'est un enfant qui s'enfuit/ On tire sur lui à coups de fusil”. Durissimo, senza facili soluzioni, un prefinale di sconcertante ferocia. A sopravvivere, in tale sfacelo, è solo la pietas di chi ha saputo ribellarsi alla legge del padre.

Per finire, GONE BABY GONE, il sorprendente esordio nel lungometraggio di Ben Affleck. Che batte sentieri già eastwoodiani, è vero, ma li segue con giudizio, immergendosi dolente nel white trash bostoniano (e assestando anche qualche bel colpo di regia, come nella sequenza in nero dell’incursione nella casa del pedofilo, cuore rivelatore di tutto il film). Dilemma dalle risonanze kieslowskiane ma incastonato in una solida struttura di genere, noir che pasteggia il boccone amaro del dubbio, una bellissima immagine finale che riconsidera il valore delle scelte fatte in un silenzio assordante, in una distanza che non si riesce a coprire. Spiazzante e lacerante, per chi non crede di avere la verità in tasca.

E questo è quanto. Almeno fino ad ora.

postato da: UnoDiPassaggio alle ore 13:15 | link | commenti (21)
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Commenti
#1   27 Aprile 2008 - 13:22
 
"esito prezioso" quello di Diritti, hai ragione. Ma se molti, come il sottoscritto, hanno tessuto lodi sul film di Zanasi è anche perchè lo hanno visto a Venenzia, ove il pacchetto italiano era a dir poco imbarazzante...
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#2   27 Aprile 2008 - 18:27
 
bentornato ti si torna a leggere con piacere.
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#3   27 Aprile 2008 - 19:28
 
Beh innanzitutto bentornato.Concordo su quasi tutto, specialmente su Non pensarci e Il vento fa il suo giro.Confesso pero' che WKW mi è piaciuto lo stesso tantissimo.ALP
utente anonimo

#4   27 Aprile 2008 - 20:00
 
oh, evviva
siamo meravigliosamente d'accordo su Gray (SOPRATTUTTO SU GRAY), Affleck, WKW (un po' meno su juno)
e mi fa estremamente piacere leggere quello che hai scritto sul film di diritti, un film davvero preziosissimo
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#5   27 Aprile 2008 - 23:41
 
bentornato udp...vedevo i tuoi voti su cinebloggers senza la tue recensioni...sonnecchiavi anche tu...
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#6   28 Aprile 2008 - 03:41
 
Oh, finalmente. Però con dei post con tanta carne uno poi dovrebbe commentare con un post altrettanto lungo! Dico solo due cose: la questione dell'assenza di conflitto in Juno è l'elemento che più mi rema contro per osannarlo e che mi ha dato una bella delusione, da Reitman.
Secondo, mi sa che resterò l'unico a perdersi Non pensarci.
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#7   28 Aprile 2008 - 09:05
 
E' un onore. Seriously.

P.S. Ho una foto che ti riguarda :D

Ciaoo Rob
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#8   28 Aprile 2008 - 16:43
 
@contenebbia: Conte, forse mi sbaglio ma ho il sospetto che se Zanasi fosse stato in concorso tutto questo entusiasmo critico sarebbe stato più moderato. Non che questo significhi poi molto e comunque, ripeto, il film me lo sono anche goduto.
@souffle: Grazie. Sappi che il prossimo post (se riuscirò a tenere un ritmo decente) potrebbe interessarti.
@ALP: Grazie anche a te. Purtroppo io più penso all'ultimo di WKW più provo un senso di occasione mancata. E dire che ho fatto di tutto per farmelo piacere.
@honeyboy: Quello di Gray è un grande film, lo penso ogni giorno di più. Di "Il vento fa il suo giro" avevo letto belle cose ma non mi aspettavo che fosse COSI' bello.
@garagolo: ma non sonnecchiavo, giuro! (quei voti senza post fanno effettivamente un po' pena)
@Noodles: Questo post è quello che io chiamo "pastone per cani". Ma andava scritto. (perché dovresti perderti il film di Zanasi? ha avuto anche una buona distribuzione....)
@Rob: La voglio! Mandamela via mail. Mi sa che potresti anche ricattarmi con quella foto! ^^ (voglio sapere il tuo film preferito del FEFF2008 e com'è "Sparrow" di To)
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#9   28 Aprile 2008 - 22:48
 
A me è piaciuto molto Mad Detective. Su Sparrow mi riservo di parlare dopo una successiva visione, causa mio stordimento generale :D. La foto te la mando appena la carico sul pc. Sul ricatto mi riservo anche qui di pensarci (sono disoccupato e ho bisogno di soldi) :D scherzo
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#10   29 Aprile 2008 - 14:17
 
speriamo esca prima o poi MARGOT AT THE WEDDING...
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#11   29 Aprile 2008 - 17:21
 
Ah, io ho apprezzato il film di Zanasi, anche se ovviamente quello di Dritti è tutt'altra cosa, ma non pare il caso di paragonarli, perché sono due film diversissimi. E' vero però che i pregi di Non pensarci sono soprattutto di regia, ma forse proprio per questo il film sorprende.

Ciaoo Rob
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#12   29 Aprile 2008 - 18:28
 
@steutd: pare che uscirà direttamente per il mercato home video.
@Rob: Sì, i pregi di regia in una cinematografia come la nostra sono da tutelare; ma proprio per questo forse mi aspettavo qualcosa di più graffiante in sede di sceneggiatura e invece ho visto riproproste le solite dinamiche, pur se con qualche finezza di scrittura in più. Il paragone con il film di Diritti verteva solo e soltanto sulla loro appartenenza al "cinema indipendente italiano". L'indipendenza di Diritti mi pare più coraggiosa e più nuova. Quella di Zanasi mi pare più di forma che di sostanza.
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#13   29 Aprile 2008 - 18:39
 
(e poi, apprezzarlo, l'ho apprezzato anch'io)
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#14   30 Aprile 2008 - 09:53
 
Infatti parlare di indipendenza mi sembra sbagliato (anche perché alla fine è sostenuto da fondi pubblici, montato a Cinecittà e distribuito da 01..). Parlerei piuttosto di buon esempio di new commedia all'italiana, che non è mica cosa da buttare via.

Ciaoo Rob
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#15   30 Aprile 2008 - 11:40
 
A parte che avrei qualche obiezione sul fatto che una buona regia - anche solidamente "classica" - sia rubricabile soltanto alla forma (a scapito della sostanza): avercene, di regie sobrie e pertinenti come quella di Zanasi.
Unico punto debole, secondo me: la sequenza-di-sequenze sull'introduzione della canzone di Ivan Graziani. Non proprio inutile, non proprio frivola, non proprio estetizzante, ma un po' di ciascun aggettivo - abbastanza da farmi muovere a disagio sulla poltroncina, non so se per la delusione o la melassa.
Ma forse (ho pensato poi) quello che voleva Zanasi era infilarci la canzone, e le immagini sono state la conseguenza.
Mi fa un po' effetto, comunque, che "Agnese" voglia dire così e così tanto a uno tanto più giovane di me (leggi: di me che mi ricordo quando uscì, la canzone).
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#16   30 Aprile 2008 - 21:43
 
sei uno dei pochissimi che ha capito il vero valore del film di Gray. Ne sono felice.
Junkiepop
utente anonimo

#17   01 Maggio 2008 - 00:39
 
@Rob: anche a me sembra sbagliato eppure così è stato classificato, e no, non è da buttar via.
@Bette: Le tue obiezioni sarebbero ben accolte perché anch'io non credo nella possibilità di una distinzione netta tra "forma" e "sostanza" in una regia, figurarsi. Il punto (il mio punto) è che io ho avvertito proprio questo scollamento, tra una materia narrativa dalle buone intenzioni ma dagli esiti medi e una regia che cercava di dire di più. Regia che poi io non definirei sobria ma piuttosto viva, curiosa, zigzagante.
@junkiepop: qui siamo pochini e ci facciamo forza l'un l'altro ma se ti fai un giro presso la critica francese vedrai che siamo in buona compagnia.
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#18   01 Maggio 2008 - 21:45
 
perché non riesco mai a trovare un momento per andarci. sta diventando una cosa assurda.
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#19   03 Maggio 2008 - 00:29
 
Bentornato!

D'accordissimo su Reitman, Gray e Affleck. Forse un po' severo con Wong, ma posso capire-- Gli altri non li ho visti.

Sempre un piacere leggerti.
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#20   03 Maggio 2008 - 14:39
 
Grazie mille, Gahan (dai Depeche Mode?).
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#21   03 Maggio 2008 - 16:05
 
ça va sans dire--
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Commenti