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giovedì, 08 maggio 2008

I RAGAZZI CON LA VALIGIA


IL TRENO PER IL DARJEELING di Wes Anderson


Nel mondo di Wes Anderson oltre ad esser noi a perdere i treni sono anche gli stessi treni a perdersi. Sì, ci sono i binari, basta seguirli, ma a volte non è ben chiaro dove siano diretti. Quello dei fratelli Whitman è un viaggio perplesso sulle modalità, sulle motivazioni, sulla meta. Una perplessità che si trasferisce anche sugli oggetti, anche sui mezzi di locomozione, quindi sui treni. Che, rivestiti di colori squillanti e profumati di spezie e sweet lime, smarriscono la strada pur essendo piantati su tracciati sostanzialmente fissi.

Però sono perplesso anch’io di fronte all’ultima fatica di Anderson. Leggendo qua e là tra post e recensioni più o meno autorevoli ho notato che la formula prevista per parlare di questo film, anche e soprattutto in modo positivo, è l’elenco. L’elenco di tutto quel che c’è, di tutto quel che di “andersoniano” questa avventura indiana contiene. C’è questo, c’è questo, c’è quest’altro (ed è vero che ci sono). Come quando si ripone con cura qualcosa nel proprio bagaglio prima della partenza. “Il treno per il Darjeeling” è una bella valigia, griffata ma con carattere, ma non è ancora un viaggio. Quasi uno studio preparatorio, raffinatamente bizzarro, che non si concretizza in un disegno finale. Tanti appunti in bella grafia su una Moleskine.

Verrebbe quasi voglia di dare voti, seguendo il criterio della Connection, ai singoli elementi. Per cui 4.5 al bellissimo incipit nel quale due ipotesi di storie corrono parallele, col fiatone, ma sarà una a prevalere sull’altra, vincitrice ma con uno sguardo compassionevole (verso la storia mancata, verso il padre Zissou che scompare), 2.5 allo snodo drammatico del funerale del ragazzo indiano annegato (per nulla ridondante, anzi, ma decisamente irrisolto, soprattutto visivamente), 2.5 al flashback sul funerale del padre, bello spunto ma svolgimento a vuoto (però 4 allo sguardo stranito del meccanico Barbet Schroeder), 3 al deludente approdo al convento nel quale si è ritirata la madre, una Anjelica Huston un po’ sacrificata in un personaggio abbozzato (ma 4 per avermi fatto pensare per bislacche assonanze a uno dei film più belli che abbia mai visto, “Narciso nero” di Powell e Pressburger), 4.5 ad Adrien Brody, il migliore dei fratelli Whitman, 5 al profumo “Voltaire n.5”, 2.5 al modo in cui viene alla fine sperperato il tema del “rito” attraverso il quale provare a sancire una rinnovata coesione, 3 al carrello laterale fin troppo di maniera che percorre la sezione del treno nel quale tutti i personaggi fanno capolino con le loro storie (ma 4 all’apparizione della tigre), 3 al quarto d’ora finale (ma non alla sequenza finale) che mi sembra stenti a chiudere una storia che è a malapena iniziata, 4 al racconto che Jack sta scrivendo, abitato da personaggi di “assoluta finzione”, di cui conosce la fine ma non l’inizio, e alla leggerezza metanarrativa di tutto ciò, 3 alla “gag” del serpente, 4.5 al cortometraggio d’apertura “Hotel Chevalier”, ironicamente sensuale e struggentemente sarcastico, che in pochi minuti e con poche battute riesce a creare il passato, il presente e il futuro di una storia (che è d’amore e di logoramento, ma che è principalmente una storia), quel senso del tempo che invece mi sembra così statico nel lungometraggio seguente. Basta, mi fermo qui con questo giochetto scemo.

Pur alle prese con un materiale così frammentario (volutamente frammentario) la regia di Anderson è più parsimoniosa del solito, silenziosamente cinéphile, pochi arabeschi nella sua caratteristica messinscena frontale. La stessa messinscena che però nell’album di famiglia dei Tenenbaum e nei capitoli illustrati del romanzo d’avventura à la Verne del team Zissou aveva saputo a un certo punto coagulare tutte le divagazioni (tutti i treni che sembravano perdersi) in un grumo dolente e commosso. Quello che non riesco a percepire qui. Il solipsismo dei personaggi andersoniani fa sempre i conti col senso (e il peso) della mancanza e sfocia spesso nell’anelito a una comunità, che sia originaria o nuova. Qui il legame ritrovato mi sembra poco autentico, i personaggi nonostante l’unità conquistata continuano a sembrarmi soli e inermi, contrariamente a quel che il film vorrebbe dirmi.
E quelle valigie di cui si liberano alla fine del film mi sembrano decisamente leggere.
Un po’ troppo facile liberarsene.

postato da: UnoDiPassaggio alle ore 01:12 | link | commenti (19)
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Commenti
#1   08 Maggio 2008 - 01:31
 
il vigliacco tenutario di questo blog ha omesso di dire che la parte più carina del post, cioè le "pallette" (che poi son quadratini) ai frammenti, è MIA! SOLO MIA!
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#2   08 Maggio 2008 - 01:35
 
(cioè: l'idea di farlo così è mia, i voti sono suoi)
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#3   08 Maggio 2008 - 05:19
 
questo post è davvero molto bello, comunque
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#4   08 Maggio 2008 - 14:27
 
anche io mi associo.
bello (orgasmi per le parole che usi e come le usi!), ma sopratutto interessantissimo perchè fai sempre luce laddove io vedo meno bene.
Non sono tanto d'accordo sul finale che a me pare piacevolmente e scientemente irrisolto.
Quello che mi incuriosisce - anche in prospettiva futura - è proprio la cifra adolescente di questo regista.
Che lo porta a racconare l'amicizia (o anche l'amore) più come un proclama da ragazzini che come una cosa sentita e in cui impegnarsi.
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#5   08 Maggio 2008 - 16:08
 
Be' sei il solito odioso. L'idea dei vari voti m'è garbata e hai sottolineato benissimo ciò che non è riuscito a convincermi a pieno del film (l'immagine della Moleskine è perfetta).
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#6   08 Maggio 2008 - 23:47
 
Bellissimo post.
Erica Z
utente anonimo

#7   09 Maggio 2008 - 01:52
 
@trino: A parte il fatto che l'idea non è SOLO tua ma nasce da un brainstorming che ci ha visti coinvolti entrambi, sta di fatto che ti avrei citato quale fonte nel caso in cui la parte incriminata fosse stata elaborata più lungamente fino ad inglobare tutto il post. Così non è dunque niente citazione, per questa volta. Di cavilli ne sai più di qualcosa, tra l'altro. Lietissimo comunque di ritrovarti in forma di triplice commento da queste parti, da te ultimamente disertate. (grazie, babbo)
@souffle: A me ha lasciato perplesso non il finale (la corsa al ralenti sulla banchina della stazione e le valigie abbandonate) quanto il prefinale proprio perché invece di lasciar tutto irrisolto e sfrangiato mi sembra cerchi comunque di chiudere un discorso, e lo faccia in modo sbiadito. Sappi comunque che non so bene quel che dico perché sono sotto pieno effetto "Demy par Honoré".
@Noodles: onorato di essere "odiato" in questo modo.
@EricaZ: Grazie! (nessun quiz in vista?)
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#8   09 Maggio 2008 - 11:37
 
Ah! che bello. Spero che ne scriverai di queste canzoni d'amore.
Diamo un po' di visibilità a sti francesi che se aspettiamo i cinebloggers... :)

(se ti capita leggi l'intervista a Lifshitz su Gli spietati).

(se mai ci vedessimo potrebbero esserci alcuni Stanley Kwan per te).
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#9   09 Maggio 2008 - 16:54
 
E sabato sera, tutti a vedere Speed Racer!
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#10   09 Maggio 2008 - 19:41
 
@souffle: DEVO assolutamente scriverne qualcosa, spero a breve (e lo accoppierò a un Demy d'annata, recuperato proprio in questi giorni). Nel frattempo la colonna sonora è in loop continuo nelle mie orecchie. Deliziate.
(leggere l'intervista a Lifshitz era già nell'elenco delle cose da fare questo weekend, grazie della segnalazione comunque)
(sappi che in questi ultimi giorni le probabilità di vederci sono salite per cui comincia a tenere i Kwan in caldo)
@Ohdaesu: ah simpatico bricconcello! (ho troppe copie arretrate di Les Inrockuptibles da leggere e una bottiglia di Sauternes da finire mentre leggo qualche pagina sparsa di Hervé Guibert e ascolto i successi di Jane Birkin, ma tu va' avanti che ti raggiungo)
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#11   11 Maggio 2008 - 15:44
 
Ti segnalo "Cover boy", e spero che tu riesca a vederlo, mi piacerebbe sapere che cosa ne pensi. I ragazzi con la valigia non li ho ancora visti, ma sono certa che non perderò il treno. In fondo, è sulle rotaie...
un saluto.
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#12   11 Maggio 2008 - 19:12
 
Ecco un post che avrei voluto scrivere io. Inchino
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#13   11 Maggio 2008 - 20:00
 
Mi ritrovo nei tuoi spunti, essì.
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#14   11 Maggio 2008 - 23:38
 
per me chiude un'ideale trilogia dedicata alle catastrofi famigliari, anche se gli altri due erano più ben centrati sull'argomento, qui le valigie come dici te erano un po' troppo leggere per disfarsene.
Però.
Viene anche da dire che il ricongiungersi era per altro, era per cercare un'unione con "quello che era rimasto" (loro tre e la madre il resto fuori) e il lutto era bell'e che razionalizzato.
Nel mio piccolissimo credo che comunque Anderson abbia creato e messo a punto uno stile difficilmente fagocitabile dal mainstream e forse difficilmente attaccabile.
Un po' come l'altro Anderson, che è il suo lato oscuro (o circa)
Junkiepop
utente anonimo

#15   13 Maggio 2008 - 01:49
 
@NelleMore:"Cover boy" mi è sfuggito, nonostante avesse solleticato la mia curiosità, non è detto che non possa recuperarlo. Certo non posso chiudere gli occhi di fronte al fatto che il regista abbia girato un po' di anni fa un film ben differente, un autentico incredibile SCULT, "Come tu mi vuoi", da me visto più di una volta con vergognoso perverso piacere. ^^
@ConteNebbia: troppo gentile.
(ma mi sbaglio o lei aveva apprezzato decisamente di più?)
@gahan: ti ho letto, sì, ci si ritrova in diversi punti.
@junkiepop: Sai, mi hai fatto pensare a un'altra mia perplessità, l'India di Anderson. Che non è di cartongesso ma non è neanche uno spazio mentale. Il che mi ha fatto ricordare l'India al tempo stesso "folkloristica" e mentale del dittico capolavoro di Fritz Lang "La tigre di Eschnapur" e "Il sepolcro indiano". Creare un proprio mondo con l'India a prescindere dall'India. Anderson non so quanto ci sia riuscito, nonostante lo stile. Di sicuro c'è riuscito meno che con una camera d'albergo parigina.
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#16   13 Maggio 2008 - 12:17
 
Caro Uno,
io non sono mai completamente d'accordo con te.
I film di Anderson si basano sulla poetica dell'imperfezione.
La trama fa acqua da tutte le parti e allora? Che noia sempre questi film con la trama...
4.5 a Brody è poco, capito? POCO

Nicole
utente anonimo

#17   13 Maggio 2008 - 18:00
 
Nicole cara, tu non sarai mai completamente d'accordo con me, ok (e ci amiamo lo stesso), però tu sembri non leggere mai veramente quello che scrivo. O forse io non mi so spiegare come credo. Ho avuto qualcosa da ridire contro la poetica dell'imperfezione? Non mi pare. Sono un difensore della TRAMA senza se e senza ma? Non credo. Semmai quello che io vedo qui è il tentativo contrario (non pienamente riuscito) di rendere perfetto l'imperfetto, di chiudere quello che chiuso non è, di arrivare a una conclusione quando già le premesse sono vaghe. E la mancata coagulazione che lamento non è narrativa ma di senso e di emozione. Concordo però sul fatto che 4.5 (su 5) a Brody è poco. Anche se Adrianuccio è stato ultimamente sorpassato in una stazione da Louis Garrel. C'è sempre qualcuno che sorpassa qualcuno. E' crudele la vita, mia cara.
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#18   14 Maggio 2008 - 11:14
 
E dammi ragione qualche volta anche te dai, a prescindere.
No ho capito, questo desiderio di chiudere 'bene' non era poi così necessario. Ma la mancanza di emozione secondo me viene compensata dai tre protagonisti. Tutto sommato se anchio li avessi avuti a disposizione li avrei ripresi in camera fissa a caso.
Sul sorpasso Louis Garrel / Adrien Brody ci devo riflettere. Anzi immaginiamoci un remake del film il 'Sorpasso' in cui recitano Brody che fa Jean-Louis Trintignant e Garrel che fa Gassman o viceversa.
Saluti
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente NicoleDiver

#19   14 Maggio 2008 - 20:58
 
Se io avessi avuto i tre protagonisti a disposizione, non ti dico cosa avrei fatto perché ci sono dei bambini in ascolto ma la parola "camera" c'entra.

(comunque nell'ipotetico remake Brody fa Gassman e Garrel Trintignant e il sottotesto omoerotico lo si rende più esplicito, perché è maggio e c'è tanto polline nell'aria)
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